I vini Super Tuscan: super toscani e super buoni!

Giugno 10  2011 by Katie
Toscana | Chianti | Affamato di cultura | Gourmet | Hill Hotels

È iniziata l’invasione dei Super Tuscan! Difficile a credersi, vero? Eppure è così, ma cosa possiamo farci?

Lungi dall’essere dei super eroi toscani, Super Tuscan è la denominazione attribuita ai vini IGT (Indicazione Geografica Tipica) di produzione toscana

Un vino toscano IGT viene prodotto con un 85% minimo di uve provenienti da vitigni della regione (garanzia che non abbiamo se consumiamo un "vino da tavola" prodotto da vitigni che teoricamente potrebbero provenire da qualsiasi parte del mondo). Sono molti i vini costosi e famosi considerati Super Tuscan. 
Per sapere se stai bevendo un Super Tuscan devi consultare l’etichetta, sulla quale troverai esplicito riferimento al fatto che il produttore (o azienda vitivinicola) ha deciso di etichettare il suo vino come Super Tuscan. 
Così, per esempio, potremmo trovare un vino dal nome "Tramonto", al quale segue la designazione Rosso di Toscana IGT, Bianco di Toscana IGT o Colli della Toscana Centrale IGT. 

 

Da dove deriva quindi la denominazione Super Tuscan?
I vini IGT non hanno una ricetta unica. La miscela di uve può essere di qualsiasi tipo e non deve essere riportata sull’etichetta. La denominazione Super Tuscan, invece, può considerarsi quasi la firma del suo produttore aiutato da un enologo. 
Il vino può nascere da qualsiasi varietà di vitigno, sia miscelata che pura, può essere affinato in botti di rovere, e risultare più o meno longevo. In passato il Chianti era particolarmente economico e facile da consumare, tanto da non essere considerato una bevanda per gli strati più ricchi e benestanti della società. Fu Bettino Ricasoli a suggerire che la miscela con uve di vitigni di Malvasia Bianca avrebbe conferito maggiore corpo e longevità al vino. Ma l’aggiunta del vitigno bianco al Chianti diede vita a un vino più debole, vuoto e poco bilanciato.
 

Negli anni ’60 questo vino iniziò a essere venduto più per le sue bottiglie impagliate che per la qualità vera e propria del vino. Negli anni ‘70, le aziende vitivinicole divennero più creative e innovative. E fu così che il Marchese Mario Incisa della Rocchetta -proprietario della Tenuta San Guido a Bolgheri -produsse un vino artigianale infrangendo ogni regola prestabilita e creando il Sassicaia. I suoi vigneti venivano coltivati in zone ritenute orribili per la produzione di vini del calibro del Cabernet Sauvignon. Inoltre, il nuovo vino veniva lasciato affinare in barrique francesi.

All’epoca, però, tutti gli altri vini toscani venivano affinati in botti di rovere o castagno sloveno. Il primo vino Sassicaia nacque negli anni ’40 e si rivelò un vino grossolano. Fu solo intorno agli anni ’60 che le tecniche iniziarono a essere raffinate e il vino acquistò il suo attuale carattere inconfondibile. Si tratta quindi di vini poco conosciuti perché di limitata produzione. 
Piero Antinori, parente del Marchese, era a sua volta proprietario di un antico vigneto in Toscana che produceva Chianti Classico. 
Antinori si ispirò per la produzione del suo Tignanello al Sassicaia di Bolgheri, diventando nel 1971 il primo vino del suo genere: nato quasi esclusivamente da uve di vitigno Sangiovese e senza aggiunta di uve bianche, affinato in barrique francesi, a cui furono aggiunte uve del vitigno Cabernet Sauvignon solo in un secondo momento.

 

 

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